La Russia è tornata a farsi rispettare dal mondo grazie a quel popolano cavernoso, e malgrado M. Mitterrand
All’alba di una tranquilla giornata di fine agosto 1991, una famiglia di amici si sveglia di soprassalto: in casa tutto vibra, un tremendo rumore spaventa i bambini; sono appena arrivati da un’Italia spesso vittima di terremoti e il loro primo pensiero è che si tratti di un sisma. Ma siamo a Mosca, il 19 agosto; intimoriti aprono la finestra e scoprono una colonna di carri armati in assetto di guerra e non da parata. Qualche ora più tardi il mondo viene a sapere che un putsch era in corso in quel paese, il più grande al mondo, la tanto temuta Unione sovietica. di Emmanuel Goût
18 AGO 20

Qualche ora più tardi il mondo viene a sapere che un putsch era in corso in quel paese, il più grande al mondo, la tanto temuta Unione sovietica.
Da anni l’impero era in mano a Michail Gorbaciov che aveva incantato noi occidentali con la perestroika (ricostruzione) e la glasnost (trasparenza) mentre le sue industrie si sfasciavano, la sua agricoltura moriva e si vuotavano i negozi. In Europa il suo tentativo di insediare dei leader comunisti soft, presentabili quanto lui (tra l’altro spesso scelti sugli stessi banchi di scuola del Kgb) era fallito, salvo forse in Romania. Le varie rivoluzioni non potevano fermarsi a metà strada, dovevano condurre alla caduta del Muro, era l’obiettivo di Reagan, del Papa polacco e dell’istinto dei popoli. L’illusione dei revisionismi era tramontata. L’Urss era condannata a cedere. In Russia la situazione era tutt’altra: se la saggezza di Gorbaciov fu di non provocare un conflitto armato in reazione al crollo del comunismo in Europa, i suoi discorsi di politica interna non erano seguiti dai fatti e, a parte una modesta dose di libertà illusoria, il popolo rimaneva in mano al Pcus e alla sua propaganda. Da due anni, di fronte alle delusioni per le tante promesse mancate, cresceva una fronda con un leader decisamente meno carismatico di Gorbaciov, Boris Nikolaevich Eltsin. Un uomo certamente rozzo ma deciso a cavalcare l’idea che il comunismo potesse estinguersi e con lui l’impero sovietico. Da due anni non perdeva un’occasione per affermare che la Russia poteva rinascere dalle ceneri bolsceviche e con lei anche i paesi dell’ex impero. Era da poco diventato presidente della Russia, la più importante delle Repubbliche sovietiche, e si imponeva ormai come rivale dell’ultimo segretario del Pcus, Michail Gorbaciov.
Al mondo non piaceva questa incertezza geopolitica, ben anticipata da Hélène Carrère d’Encausse nel suo “L’Empire Eclaté”. Gorbaciov, come un campione di aikido, era riuscito a usare la forza del nemico a proprio beneficio e così il mondo pensava che la libertà ritrovata nell’altra metà d’Europa fosse merito suo. Gorbaciov aveva saputo stringere forti amicizie, con Helmut Kohl, ma anche e soprattutto con Mitterrand. Eltsin nel migliore dei casi non veniva compreso ma più spesso era avversato in quanto nemico dell’amico. L’occidente, come spesso accade ancora, non sembrava avere un filo diretto con la popolazione russa e quindi non capiva il seguito popolare generato da Eltsin.
A titolo di esempio, uno degli ultimi ukase di Gorbaciov: la “presidenzializzazione” dei più moderni studi televisivi russi per bloccare la nascità di una televisione libera e privata italo-russa, voluta da Eltsin. Luglio 1991, la rivalità tra il russo Eltsin e il sovietico Gorbaciov era all’apice. E così a fine agosto i carri armati entrano a Mosca, circondano la cosiddetta “Casa Bianca”, allora sede della Repubblica russa e del suo presidente, e Gorbaciov viene messo agli arresti domiciliari. Si presenta al mondo una banda di leader che sembrano ripescati dai peggiori momenti della Guerra fredda. La comunità internazionale si ferma attonita, con l’eccezione della Francia. La Francia con Mitterrand interviene rapidamente e, con una cerimoniosa intervista, riconosce di fatto i vecchi dinosauri rossi, nella speranza di essere seguita dalla Germania di Kohl. Gli Stati Uniti e l’Inghilterra rimangono in un primo tempo silenziose, per poi sostenere Eltsin, l’uomo che si alzerà su un carro armato rimasto fedele, applaudito dal popolo, per dire no a un ritorno al passato.
In poche ore Eltsin, questa forza della natura con i suoi capelli bianchi, questa voce che sale dalla Russia profonda, riesce a far fallire il colpo di stato. Grazie anche al suo istinto politico e umano che aveva coinvolto e mobilitato i moscoviti e i russi nelle diverse grandi città.
Qualche ora più tardi Gorbaciov riappare stravolto e supponente mentre Eltsin, il combattente, si scusava con il popolo russo per le sofferenze di quelle giornate.
Da quei giorni lontani persiste un mistero: la reazione del presidente francese. Come ha potuto un uomo come Mitterrand riconoscere quelle ciniche marionette golpiste, se non con la certezza che dietro loro si muoveva lo stesso Gorbaciov, pronto, se l’operazione fosse riuscita, a tornare in scena come grande mediatore, dopo aver tolto di mezzo l’ingombrante figura di Eltsin? Mitterrand avrebbe dovuto sapere che la storia non si cambia a tavolino, specialmente contro la volontà e le speranze dei popoli. Le relazioni franco-russe hanno sofferto per anni a causa di questo complotto fallito. Un periodo in cui la Russia ha dovuto compiere il terribile passaggio da 70 anni di comunismo verso una nuova formula economica in grado di ridarle il suo posto tra le nazioni all’alba del nuovo millennio.
Sono stati 10 anni di grandi travagli in cui si sono realizzati importanti cambiamenti anche simbolici, come l’accesso alla proprietà privata e il suffragio universale per l’elezione del presidente. Questo ultimo decennio del XX secolo è trascorso all’insegna di grandi difficoltà e di grandi traumi, in cui la Russia ha vissuto una sorta di nuovo Far West in versione orientale. Pochi hanno veramente capito cosa sia successo davvero in questi dieci anni e pochissimi hanno saputo attribuirne il giusto merito a Boris Eltsin. E’ stato Eltsin a guidare l’uscita dall’Unione sovietica, proprio a partire da quei giorni di agosto 1991, e con le sue dimissioni nel 1999 ha gettato le basi per gli sviluppi degli anni successivi. La Russia è tornata a essere un grande paese rispettato nel mondo, un paese in movimento, carico di contraddizioni anche in materia di libertà civili ma in grado di offrire un futuro ai suoi giovani, un paese moderno, uscito dall’arretratezza tecnologica (può vantare una delle più vaste reti wi-fi gratuite del mondo).
di Emmanuel Goût